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Quello che non ti aspetti dal Marocco

un tipico "studio dentistico" a Marrakech

Il Marocco è proprio come me l’aspettavo.

I suq dalle stradine strette pieni di mercanzie, le babbucce di pelle, i sacchi di spezie colorate a cui fare l’immancabile foto artistica, i venditori di tappeti insistenti, le concerie della pelle. E poi il caldo secco, il cous-cous, la Jemaa el-Fna, la Piazza di Marrakech che al tramonto si anima con incantatori di serpenti, banchetti di arance e suonatori.
Come me lo immaginavo, sì, ma non prevedibile…perché invece alcune cose proprio non me le aspettavo, e sono quelle che mi hanno stupito, e che mi tornano in mente appena penso a quei giorni di agosto trascorsi tra le principali città di questo meraviglioso Paese.

Vogliamo iniziare dalle macchine? Ma sì!
Le auto: tantissime, vecchie, bloccate in un traffico caotico dalle emissioni pestilenziali. Ma soprattutto, una quantità inimmaginabile di Uno. Si, le Uno, quelle della FIAT. Che in realtà la UNO era la FIAT TIPO UNO, e poi c’era la FIAT TIPO DUE, che poi è diventata semplicemente la FIAT Tipo. Ecco, secondo me tutte le Uno rimaste al mondo sono andate a finire in Marocco. Alcune sono state perfino ridipinte, e adesso girano sotto forma di taxi dai vari colori, a seconda della città: color sabbia a Marrakech, rosse a Fez, azzurre a Rabat, celestine a Meknes.

Ma c’è un’altra cosa che può mettere a repentaglio la salute, in Marocco, oltre ai gas di scarico delle vecchie carrette: le bustine di zucchero. Che hanno una dimensione pari al doppio delle nostre. All’inizio non te ne accorgi. A colazione versi nel caffè una bustina intera, e pensi “Però! dolcifica questo zucchero!”. Poi, camminando per Marrakech, realizzi che in ogni via c’è un dentista. Quindi vedi che nella pizza principale della città ci sono strani banchetti dove si vendono dentiere, denti, e dove un omino (sdentato) si offre di levarti un dente con la tenaglia. Allora colleghi le varie cose. E alla fine ti viene una curiosità: così entri in un supermercato, e scopri che la confezione di zucchero più piccola è di 2 kg.

E adesso passiamo alla terza cosa: ma quanti sono? I marocchini, intendo. Tantissimi. Forse perché le strade della Medina, la parte antica di ogni città, sono strettissime e la gente sta tutta ammassata. Forse è per quello…però ogni Medina trabocca di gente, e ogni Kasba, e ogni negozietto, e ogni mercatino, ogni santo giorno…allora forse è tutta colpa delle cicogne. Centinaia. Stanno appollaiate un po’ dappertutto: sui rami degli alberi secolari, sulle mura che circondano la città, sui comignoli delle case. Stanno ferme, sembrano quasi imbalsamate, ma dopo un po’, se guardi attentamente, vedi una palpebra che si muove. Ma soprattutto, se tendi l’orecchio, senti il loro magico verso. Difficile spiegarlo…in realtà è uno schiocco, quello del loro becco, che aprono e chiudono a ritmo serrato come richiamo d’amore.

Ma vogliamo parlare delle magliette delle squadre di calcio europee? Al primo posto c’è sicuramente il Barcellona Football Club. Poi si passa al Real Madrid, ma anche la nazionale spagnola non si piazza male, data la vicinanza geografica e la recente vittoria ai mondiali. Quasi tutti i maschi, grandi o piccoli che siano, ne possiedono una. Ma anche qualche bambina, che magari ha rubato la t-shirt al fratello maggiore, per sentirsi alla moda. Il calcio ha effettivamente un grande seguito. Ce ne siamo accorti a El Jadida, una bellissima cittadina sulla costa, colonizzata dai Portoghesi che costruirono splendide mura possenti. Proprio sotto le sue mura mi sono ritrovata nel bel mezzo di una combattutissima partita di calcio tra ventenni, che volentieri sostituivano i piedi con le mani, dandole senza risparmiarsi.

Ecco, se penso al Marocco, sono queste le immagini che rivedo: le Uno sottoforma di taxi, le bustine giganti di zucchero e le botteghe dei dentisti, le cicogne immobili con il loro originale richiamo, e le t-shirt del Barcellona FC. Strano vero? Ma mi piace ricordarlo così.

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