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Il Castello di Donnafugata, residenza di Don Balduccio Sinagra

Guardando gli ultimi episodi TV di Montalbano, il celebre Commissario nato dall’abilissima e divertentissima penna di Andrea Camilleri, mi è venuta voglia di raccontarvi (anche se i fan più accaniti queste cose le sanno già) che:

  • Vigata, la cittadina in cui Montalbano vive e lavora, non esiste. Il regista Sironi riesce abilmente a ricostruirla con un puzzle di alcuni dei luoghi più belli della provincia di Ragusa. La città, (che mi ha dato i natali) è una delle così dette province “babbe” della Sicilia orientale, cioè stupidotte, dove la mafia siciliana è più debole. Il termine è utilizzato in contrapposizione alle province “sperte” (cioè furbe e abili) della Sicilia occidentale, dove invece la mafia è più forte. Anche se questa contrapposizione non mi piace molto, perchè sembra attribuire una connotazione positiva al concetto di mafia, viene spesso utilizzata per dividere la Sicilia in due.
  • Il commissariato è allestito, nella prima serie televisiva, nell’edificio attaccato alla Chiesa di S. Giuseppe a Ragusa Ibla, la parte più antica di Ragusa e ricostruita su se stessa dopo il terremoto del 1693. Sempre a Ibla, risalendo Corso 25 Aprile, si trova il Circolo di Conversazione, un elegante edificio dei primi del ‘900, riservato i nobili ragusani affinchè vi potessero conversare e trascorrere il tempo, lontani e isolati dalla gente comune. E’ qui che il Dottor Pasquano gioca a carte, perdendo puntualmente. Proseguendo si giunge in Piazza del Duomo, su cui prospetta la chiesa di S. Giorgio. La piazza ricorre in più episodi: svariati funerali (il regista fa indossare a tutte le donne il velo di pizzo nero in testa, che, vi assicuro, non si porta più), riprese notturne, e un momento di relax del Commissario, che seduto al tavolino di un bar si gusta una granita al caffè con panna. Ma stavamo parlando del Commissariato: per gli episodi successivi è stato scelto il Municipio di Scicli. Anche Scicli fu distrutta dal terremoto del 1693. Elio Vittorini, ne “Le città del mondo”, la descrive così: “all’incrocio dei tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini”. Lì dove campeggia il cartello con la scritta 112, c’è  in realtà lo stemma del Comune. Sono molti i turisti-fan che entrano e chiedono ai dipendenti comunali pazienti, disponibili e ormai abituati a tali richieste, di poter dare “solo una sbirciatina” agli uffici del Commissario.
  • casa di Montalbano non si trova a Marinella, paese che non compare sulle mappe siciliane (però c’è un Santa Marinella nell’alto Lazio, tra Civitavecchia e Ladispoli, zone molto carine che si possono ammirare dal treno, soprattutto se se si prende un regionale) ma a Punta Secca, frazione del Comune di Santa Croce Camerina. La villetta che si affaccia direttamente sulla spiaggia è diventata in pochi anni uno dei luoghi più ambiti e sognati dai telespettatori italiani, ma soprattutto ha fatto la fortuna del proprietario, che tra una ripresa e l’altra l’affitta a coloro che volessero provare le sensazioni dell’eroe solitario Montalbano che si alza, beve una cicaronata o cicarata (tazza grande) di caffè e si tuffa in mare. A prescindere dalla celebre dimora, Punta Secca è un paesino molto carino, con una piazzetta che d’estate si anima, un grande faro proprio sulla “punta” del paese, e una Pizzeria (il Rosen Garden) ricavata da un antico granaio, dove andavo da piccola a mangiare la pizza dopo che mi ero rosolata per tutto il giorno al sole siculo.
  • Il posto dove Livia scende dal pullman che la porta a Vigata dall’Aeroporto di Punta Raisi si trova a Modica. La città, anche questa inghiottita dal famoso terremoto, si sviluppa barocca tra due cave, scavate da un torrente che ormai non esiste più: interrato nel secolo scorso, ha fatto spazio al corso principale, luogo della tradizionale e irrinunciabile “passiata” domenicale dei modicani. Gesualdo Bufalino descrive Modica come “Un teatro (…), un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia” evidenziando la teatralità dei vicoli stretti e delle vedute dall’alto, che nell’ora del tramonto si fanno magiche, col sole infuocato che colora le facciate delle oltre 50 chiese di un rosa-dorato. Ma torniamo a noi, cioè a Montalbano. Livia scende dall’autobus e puntualmente le tocca aspettare il fidanzato ritardatario o sbadato. Così si siede su uno dei 250 scalini che compongono la spettacolare gradinata che conduce al Duomo di S. Giorgio (un santo molto in voga da queste parti!).
  • la residenza di Don Balduccio Sinagra è il castello di Donnafugata. Nella realtà si trova a pochi km da Punta Secca, ed è un’antica residenza nobiliare che accoglie i visitatori con la facciata adornata da una fila di esili colonnine e archi arabeggianti ispirati al gotico veneziano. La leggenda vuole che qui sia stata imprigionata una regina: da tale episodio deriva il nome originale. Quando da piccola visitavo il castello, mi aggiravo tra le stanze pensando che in fondo non doveva essere una grande sofferenza, per quella regina, stare prigioniera in una casa tanto bella…Quando Montalbano sale le scale e percorre l’ampia terrazza per andare a far visita all’anziano boss mafioso, si riesce a malapena a intravedere il giardino monumentale, vero punto di forza della residenza, un parco che si sviluppa su otto ettari dove si trovano grotte artificiali, tantissime specie vegetali e perfino un labirinto con i muri a secco tipici della zona, il tutto voluto dal nobile proprietario per allietare i suoi ospiti.

Credo che per ora possa bastare così!

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