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Archive for dicembre 2014

382624_10152892879755691_1764814909_nSe dovessi dire ciò che più mi ha colpito del Giappone, o meglio cosa ricordo di più, a un anno e mezzo di distanza dal mio viaggio… senza dubbio penserei a quella estraniante sensazione di… non capire una mazza.
Ma come? direte voi… e Tokyo, il sushi, Kyoto, la fioritura dei ciliegi, i bento-box, i treni proiettile, i giardini, i ryokan, le Alpi Giapponesi?? tutto VERAMENTE stupendo, giuro, ci tornerei! però la prima cosa che mi viene in mente di quel viaggio è che ho trascorso 3 settimane a cercare di: decifrare ideogrammi nelle stazioni della metropolitana, capire il verso delle mappe publiche, capire dove scendere con il treno e via dicendo.
Ok, il personale degli alberghi parlava inglese. E c’era qualche scritta in inglese nelle stazioni dei treni e naturalmente in aeroporto… ma già nella metropolitana spesso si trovavano solo ideogrammi. Naturalmente il personale di servizio era estremamente gentile e disponibile ad aiutarci…sempre che riuscissimo prima a capirci. Perchè anche nella popolazione non è molto diffuso l’utilizzo dell’inglese. Quindi ecco, venendo dall’Italia, la cosa non mi colpiva più di tanto.
Semplicemente…era difficile capire e capirsi. E infatti, quando riuscivamo ad arrivare al monumento/tempio/palazzo che cercavamo, dopo aver vagato due ore e mezzo girandoci intorno (e giuro che non è questione di orientamento, perchè io sono pessima, ma Gabriele se la cava molto meglio di me!), o quando, ormai affamati e scoraggiati, riuscivamo a trovare il ristorante consigliato dalla Lonely comparando il numero di telefono sulla guida con quello dell’insegna (perchè almeno i numeri, ringraziando il cielo, sono arabi), più che turisti ci sentivamo Rambo in missione speciale.

Non potrò mai dimenticare il primo impatto con questa sensazione di essere tagliata fuori dal mondo: arrivati all’aeroporto di Osaka, ci dirigiamo alla stazione dei treni e chiediamo indicazioni per arrivare in centro. L’impiegato inizia a dire “Tennoji”. Ci guarda e ripete Tennoji. Io e Gabriele ci guardiamo e non capiamo. Gli mostriamo la cartina, lui ripete Tennoji, con una mimica praticamente inesistente, che non capivo se Tennoji volesse dire Benvenuti, oppure Non va bene, o Maledetti. Intanto si crea la coda dietro di noi, ma io non mi do per vinta e studio la piantina sulla mia fedele Lonely Planet. E finalmente trovo un tennoji!! OK, capito! bisogna CAMBIARE a Tennoji per raggiungere il centro. In fondo non era difficile. ci abbiamo impiegato solo 20 minuti a capire.
Da lì in poi è stato sempre peggio. Infatti è stato uno dei viaggi più epici e divertenti di sempre. Consigliatissimo, anche solo per provare cosa si sente a non capire assolutamente niente.

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shibuyaIeri sera sono stata al concerto di Fabi Silvestri e Gazzè. Gran bello spettacolo che mi ricorderò a lungo. Durante una canzone hanno proiettato un video che conteneva alcune immagini di Tokyo, con il traffico interminabile (ma regolatissimo) e le migliaia di persone che si muovevano a piedi. E poi vedo l’incrocio di Shibuya, che prende il nome dall’omonimo quartiere.
Dicono che sia l’incrocio più affollato al mondo, con i suoi 5 attraversamenti pedonali che vengono azionati tutti insieme. Scatta il rosso per le auto, e in pochi minuti il centro della strada si riempie di persone: un caos ordinato come solo in Giappone, 2500 formichine a passo svelto e via, sguardo basso e diretti verso la propria meta. Pochi istanti ancora, poi la strada si svuota. E tornano le macchine.
La Lonely Planet consigliava di andare allo Starbucks del palazzo di fronte all’incrocio e osservare lo spettacolo da questo punto privilegiato. E siccome io faccio tutto quello che consiglia la guida (se non faccio così non sono contenta) sono andata da Starbucks, mi sono comprata due caffellatti giganti, così mi sarebbero durati un sacco di tempo, e poi con tanta pazienza ho aspettato che schiodassero coloro i quali avevano fatto la stessa cosa prima di me.
Finalmente, guadagnato il mio angolo di paradiso, mi lascio stregare da questo spettacolo. Ricordo benissimo qualche turista (credo proprio che non fossero giapponesi) che allo scattare del verde per i pedoni correva in mezzo all’incrocio per il gusto di essere solo là in mezzo. Poi si girava trionfante verso lo Starbuck per farsi scattare una foto dall’amico che stava lì, prima di essere raggiunto dagli altri 2499 pedoni.
Nel video del concerto si vedeva una persona travestita da coniglio giallo che attraversava per primo l’incrocio, saltando proprio come un coniglio. E così, dopo un anno e mezzo, mi è venuta voglia di raccontare l’incrocio di Shibuya, il vero ombelico del mondo (secondo me).

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