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Archive for settembre 2011

Alla stazione di Famagosta, periferia sud di Milano, si arriva al mattino presto. Si parcheggia la macchina e si prende la metropolitana per andare a lavoro. Le persone sono tante, vanno di fretta e guardano in basso, prese dai propri pensieri oppure semplicemente assonnate. Scendono le scale a chiocciola che dal parcheggio a piani porta sotto terra, verso i treni. Nel tragitto si passa davanti alle macchinette automatiche: servono per fare il biglietto della metro o l’abbonamento, o per saldare il conto del parcheggio a fine giornata.

Queste macchinette sono presidiate da un signore. Sta lì davanti e soccorre l’utente in difficoltà tra le varie tipologie di biglietti (ordinario urbano, a tempo, giornaliero, abbonamento settimanale/mensile), mettendo a servizio delle persone la sua profonda conoscenza dello strumento. In una mano tiene un bicchiere di carta, di quelli del caffè take-away. Serve per la mancia. L’altra mano l’appoggia ad una stampella. E’ per questo che io e Gabriele, il mio ragazzo, l’abbiamo affettuosamente soprannominato Stampi.

Gabri passa da lì tutte le mattine e le sere. Stampi è sempre là, con i suoi capelli neri impomatati e la riga in mezzo. Ligio al dovere, dà indicazioni alle persone col suo accento slavo: “Prego, da questa parte!” “La numero 3 è libera!” “Per il biglietto giornalieri cliccare qui” e talvolta allunga il sapiente dito sulla tastiera, per schiacciare il tasto giusto. Qualcuno si allontana impaurito. Qualcuno saluta e lascia la mancia. Qualcuno lo ignora.

Stampi sta alle macchinette anche nel fine settimana. Per questo l’ho potuto conoscere anche io. Quando prendiamo la metro per andare in centro, io e Gabri ci fermiamo a fare il biglietto. “Ciao amico”, dice verso Gabriele, e i baffetti neri si alzano sul sorriso mentre fa un piccolo inchino. “Biglietto giornalierio?” chiede rivolgendosi a me. Quando gli lascio i 20 centesimi, con abile gesto passa il bicchiere nella mano che tiene la stampella, così ha l’altra mano libera per farmi il baciamano.

Lo scorso weekend, Stampi mi ha regalato un biglietto. In realtà era l’ultimo viaggio di un carnet di 10. “Per la signora” ha detto rivolgendosi educatamente a Gabri, con il suo sorriso ormai familiare. “E tu come fai?” gli abbiamo chiesto. “Io abbonamento mensile”, dice facendo spallucce e mostrandoci la tessera dell’ATM.

Io non so quale sia il vero nome di Stampi, dove abiti, cosa faccia tutto il giorno, a parte stare alle macchinette. Forse quando torna a casa picchia la moglie e i figli, forse vive in un campo rom. Non so niente di lui. Ma è una di quelle persone che ti rende migliore la giornata, quando lo incontri.

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