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Archive for marzo 2011

Il Castello di Donnafugata, residenza di Don Balduccio Sinagra

Guardando gli ultimi episodi TV di Montalbano, il celebre Commissario nato dall’abilissima e divertentissima penna di Andrea Camilleri, mi è venuta voglia di raccontarvi (anche se i fan più accaniti queste cose le sanno già) che:

  • Vigata, la cittadina in cui Montalbano vive e lavora, non esiste. Il regista Sironi riesce abilmente a ricostruirla con un puzzle di alcuni dei luoghi più belli della provincia di Ragusa. La città, (che mi ha dato i natali) è una delle così dette province “babbe” della Sicilia orientale, cioè stupidotte, dove la mafia siciliana è più debole. Il termine è utilizzato in contrapposizione alle province “sperte” (cioè furbe e abili) della Sicilia occidentale, dove invece la mafia è più forte. Anche se questa contrapposizione non mi piace molto, perchè sembra attribuire una connotazione positiva al concetto di mafia, viene spesso utilizzata per dividere la Sicilia in due.
  • Il commissariato è allestito, nella prima serie televisiva, nell’edificio attaccato alla Chiesa di S. Giuseppe a Ragusa Ibla, la parte più antica di Ragusa e ricostruita su se stessa dopo il terremoto del 1693. Sempre a Ibla, risalendo Corso 25 Aprile, si trova il Circolo di Conversazione, un elegante edificio dei primi del ‘900, riservato i nobili ragusani affinchè vi potessero conversare e trascorrere il tempo, lontani e isolati dalla gente comune. E’ qui che il Dottor Pasquano gioca a carte, perdendo puntualmente. Proseguendo si giunge in Piazza del Duomo, su cui prospetta la chiesa di S. Giorgio. La piazza ricorre in più episodi: svariati funerali (il regista fa indossare a tutte le donne il velo di pizzo nero in testa, che, vi assicuro, non si porta più), riprese notturne, e un momento di relax del Commissario, che seduto al tavolino di un bar si gusta una granita al caffè con panna. Ma stavamo parlando del Commissariato: per gli episodi successivi è stato scelto il Municipio di Scicli. Anche Scicli fu distrutta dal terremoto del 1693. Elio Vittorini, ne “Le città del mondo”, la descrive così: “all’incrocio dei tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini”. Lì dove campeggia il cartello con la scritta 112, c’è  in realtà lo stemma del Comune. Sono molti i turisti-fan che entrano e chiedono ai dipendenti comunali pazienti, disponibili e ormai abituati a tali richieste, di poter dare “solo una sbirciatina” agli uffici del Commissario.
  • casa di Montalbano non si trova a Marinella, paese che non compare sulle mappe siciliane (però c’è un Santa Marinella nell’alto Lazio, tra Civitavecchia e Ladispoli, zone molto carine che si possono ammirare dal treno, soprattutto se se si prende un regionale) ma a Punta Secca, frazione del Comune di Santa Croce Camerina. La villetta che si affaccia direttamente sulla spiaggia è diventata in pochi anni uno dei luoghi più ambiti e sognati dai telespettatori italiani, ma soprattutto ha fatto la fortuna del proprietario, che tra una ripresa e l’altra l’affitta a coloro che volessero provare le sensazioni dell’eroe solitario Montalbano che si alza, beve una cicaronata o cicarata (tazza grande) di caffè e si tuffa in mare. A prescindere dalla celebre dimora, Punta Secca è un paesino molto carino, con una piazzetta che d’estate si anima, un grande faro proprio sulla “punta” del paese, e una Pizzeria (il Rosen Garden) ricavata da un antico granaio, dove andavo da piccola a mangiare la pizza dopo che mi ero rosolata per tutto il giorno al sole siculo.
  • Il posto dove Livia scende dal pullman che la porta a Vigata dall’Aeroporto di Punta Raisi si trova a Modica. La città, anche questa inghiottita dal famoso terremoto, si sviluppa barocca tra due cave, scavate da un torrente che ormai non esiste più: interrato nel secolo scorso, ha fatto spazio al corso principale, luogo della tradizionale e irrinunciabile “passiata” domenicale dei modicani. Gesualdo Bufalino descrive Modica come “Un teatro (…), un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia” evidenziando la teatralità dei vicoli stretti e delle vedute dall’alto, che nell’ora del tramonto si fanno magiche, col sole infuocato che colora le facciate delle oltre 50 chiese di un rosa-dorato. Ma torniamo a noi, cioè a Montalbano. Livia scende dall’autobus e puntualmente le tocca aspettare il fidanzato ritardatario o sbadato. Così si siede su uno dei 250 scalini che compongono la spettacolare gradinata che conduce al Duomo di S. Giorgio (un santo molto in voga da queste parti!).
  • la residenza di Don Balduccio Sinagra è il castello di Donnafugata. Nella realtà si trova a pochi km da Punta Secca, ed è un’antica residenza nobiliare che accoglie i visitatori con la facciata adornata da una fila di esili colonnine e archi arabeggianti ispirati al gotico veneziano. La leggenda vuole che qui sia stata imprigionata una regina: da tale episodio deriva il nome originale. Quando da piccola visitavo il castello, mi aggiravo tra le stanze pensando che in fondo non doveva essere una grande sofferenza, per quella regina, stare prigioniera in una casa tanto bella…Quando Montalbano sale le scale e percorre l’ampia terrazza per andare a far visita all’anziano boss mafioso, si riesce a malapena a intravedere il giardino monumentale, vero punto di forza della residenza, un parco che si sviluppa su otto ettari dove si trovano grotte artificiali, tantissime specie vegetali e perfino un labirinto con i muri a secco tipici della zona, il tutto voluto dal nobile proprietario per allietare i suoi ospiti.

Credo che per ora possa bastare così!

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Avete pochissimo tempo ma non volete perdervi i luoghi e le attività salienti di Torino? seguite questa mini-guida rapida e non vi pentirete!

Da vedere:
Gli spazi aperti sono molto gradevoli, e grazie ai portici è possibile girare la città senza bagnarsi (troppo) anche se piove. Partendo dalla stazione di Porta Nuova si prosegue dritti su Via Roma, per giungere in Piazza S.Carlo, salotto buono della città, e si continua fino a Piazza Castello, dove c’è Palazzo Madama che ha ospitato il primo Parlamento d’Italia, nonchè  Palazzo Reale. Parallela a Via Roma c’è Via Carlo Alberto,  che passa attraverso la Piazza omonima, su cui si affacciano la Biblioteca Nazionale e il Palazzo dove nacque Vittorio Emanuele III, che ora ospita il Museo del Risorgimento. Un’altra elegante strada è Via Lagrange (il celebre matematico abitò in una delle case che si affacciano sulla strada, segnalata da una grande lapide di marmo) su cui si trova il famosissimo Museo Egizio, secondo solo al Museo del Cairo. Vale la pena visitarlo, disponendo di almeno un paio d’ore. Se piove lo consiglio, altrimenti è più piacevole stare all’aperto.

Da Piazza Castello ci sono più possibilità:

1-andando a destra si va verso il Po; percorrendo la via che ne porta il nome, adornata da ampi e accoglienti portici, si passa accanto alla Mole Antonelliana (vale una visita, edificio molto strano, nata come sinagoga e trasformata in Museo, prima del Risorgimento e poi del Cinema, con un ascensore super veloce che attraversando uno spazio vuoto porta alla guglia della struttura, regalando una vista mozzafiato su Torino), e si arriva a Piazza Vittorio Veneto, una lunghissima terrazza che si affaccia sul fiume. Propongo di attraversarlo, per visitare la Gran Madre di Dio, chiesa originale nel nome e nella struttura (circolare), ma soprattutto per salire sulla collina dei Cappuccini: dalla terrazza del convento si gode di una vista a (quasi) 360° sulla città, da una posizione diametralmente opposta a quella della Mole.
2-si gira a sinistra e si percorre Via Garibaldi, anch’essa pedonale, strada elegante dello shopping, e a un certo punto si gira a destra sotto un portico per raggiungere la Piazzetta del Palazzo di Città, angolo medievale di Torino su cui si affaccia il Municipio. Da qui si prosegue dritto verso Piazza San Giovanni, che prende il suo nome dal Duomo in cui è custodita la sindone. Sulla Piazza si trovano anche un orrendo Palazzo delle Poste, il Museo Archeologico e la Porta Palatina (in mattoncini rossi e circondata da un ordinato giardino) che in età Romana era uno degli accessi alla città. Da qui in poi inizia il quartiere del Quadrilatero, una volta zona degradata ma adesso abilmente recuperata e restaurata, ospita palazzi antichi e stradine strette, con tanti localini dove fare l’apericena e una vivace vita notturna.
Di giorno, assolutamente da non perdere, sempre in questo quartiere, il mercato di Porta Palazzo, una piazza grandissima dove si tiene il mercato ambulante più grande d’Europa: sembra d’essere al Cairo dalla folla e dalla confusione che c’è. Vivace, colorato, frequentato, vi si trova di tutto, dal pesce fresco alla carne Halal, frutta e verdura, oggetti di plastica e perfino l’Hijab.

Se c’è il sole, visitate il Parco del Valentino, un grandissimo giardino sul Po, dove si trova il Castello del Valentino che ospita la Facoltà di Architettura, l’orto botanico e il Borgo Medievale (costruito di sanapianta nel 1884 per l’esposizione universale che qui ebbe luogo, e mai smantellato. Decisamente molto realistico).
Una particolare menzione merita il quartiere di San Salvario, nei pressi della Stazione Porta Nuova, multietnico e affollato, con tanti locali e posticini dove mangiare spendendo poco.

C’è un posto molto originale e secondo me imperdibile per chi ama il mondo della lettura: il Circolo dei Lettori in Via Bogino 8: un luogo dedicato esclusivamente alla lettura, ospitato nell’elegantissimo Palazzo Graneri della Roccia, della metà del 1600. In questo luogo, che vide tra gli altri ospiti e soci del Circolo anche Camillo Benso Conte di Cavour e Massimo D’Azeglio, si tengono letture e presentazioni di libri, si può partecipare a gruppi di lettura oppure scegliersi un angolino per leggere in tranquillità.

Per mangiare:
A Torino si mangia tanto spendendo poco grazie all’aperitivo, magnifica invenzione che nel resto d’Italia conserva ancora la funzione di aprire lo stomaco alla cena, mentre qui si è trasformato in un vero e proprio pranzo. C’è in tutti i locali a partire dalle 18, e con un drink da 6-8 euro si può mangiare un mare di roba senza che nessuno dica niente.
Per mangiare una buona pizza, consiglio la pizzeria Sfashion, detta anche Fratelli La Cozza, in Piazza Carlo Alberto, di proprietà di Chiambretti, la cui gigantografia con un braccio ingessato ti accoglie all’entrata del locale invitando spiritosamente ad avere “calma e gesso”, cioè molta pazienza (infatti qui non si può prenotare e tocca sempre aspettare un pochino). La pizza è ottima.
Per provare la vera cucina piemontese, c’è un ristorante assolutamente da non perdere, la Badessa, in Piazza Carlo Emanuele, che propone ricette antiche prese da monasteri e conventi del Piemonte e rivisitate in chiave moderna. Si spende un pò di più, ma si mangia squisitamente e con abbondanti porzioni. I camerieri del locale indossano divertenti camicie da prete, con il colletto rigido da cui spunta il pezzetto di plastica bianca. Un pò trash forse, ma ricordo che l’ambiente è ecclesiastico.
Al Quadrilatero si trovano buoni locali di cucina araba, anche se il mio preferito è altrove, in Via Carlo Alberto: è il KIRKUK e propone un’ottima cucina curda e irachena, in un’ambientazione centro-asiatica di tutto rispetto.

I dolci a Torino sono tutti squisiti: i pasticcini sono ottimi ovunque, così come il gelato, anche se credo che il migliore sia quello di Grom, una gelateria che negli anni è cresciuta aprendo filiali ad ogni angolo della città, e deliziando i suoi abitanti con i gusti del mese, che cambiano ogni 30 giorni. Tipico è anche il bicerin, una bevanda fatta da cioccolata calda, caffè e panna, con l’aggiunta di un pò di liquore, ottimo per scaldarsi.

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